Alla biblioteca Umberto I del Rizzoli si può ammirare una mostra che racconta come venivano curati i militari che, durante la Prima guerra mondiale, finirono ricoverati nell’ospedale
BOLOGNA – Oltre 4.000 cartelle cliniche di militari feriti durante la Prima Guerra Mondiale che andarono a curarsi all’ospedale Rizzoli di Bologna. Chi aveva perso una gamba, chi un braccio, chi una mano. Le loro cartelle cliniche sono state conservate nell’archivio storico del Rizzoli (nel fondo denominato ‘Grande guerra’) e ora sono diventate una mostra. Cosa c’è dentro? Immagini di radiografie di più di 100 anni fa, e tanti altri documenti, che riguardano giovani soldati italiani (che arrivavano da tante regioni diverse) che sono stati visitati e curati a Bologna. E a cui i medici hanno permesso il recupero di una mano, o di un braccio, magari con l’ausilio di una protesi. Il Rizzoli, infatti, già allora, era un ospedale all’avanguardia e per molti ha rappresentato la possibilità di recuperare l’uso di un arto rimasto gravemente danneggiato durante la guerra.
La mostra, che è stata presentata ieri nel giorno di apertura, si intitola L’officina dei corpi e resterà aperta fino al 26 giugno 2026 presso la Biblioteca Umberto I del Rizzoli. Come è spiegato in un comunicato, si tratta di un progetto dedicato al fondo ‘Grande Guerra’ dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, finanziato dal ministero della Cultura e realizzato dal Rizzoli con l’Università di Bologna- Dipartimento di Storia Culture Civiltà, il Museo Civico del Risorgimento di Bologna, il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto e il Centro Medical Humanities dell’Università di Bologna. L’iniziativa e l’idea di creare la mostra hanno permesso il riordino completo del fondo archivistico.
LE RADIOGRAFIE IN MOSTRA
La mostra illustra l’evoluzione delle tecniche chirurgiche e protesiche sotto la guida dell’allora direttore dell’Istituto Vittorio Putti, l’impatto della Prima Guerra Mondiale sul sistema sanitario e la quotidianità dei soldati accolti al Rizzoli tra il 1915 e il 1920. Le oltre quattromila cartelle cliniche che documentano le ferite della guerra di trincea sono corredate da disegni chirurgici, radiografie e annotazioni mediche che restituiscono il lato umano dei corpi mutilati e ricostruiti, dei reduci e dei prigionieri liberati, oltre di chi cercò di sfuggire alla brutalità del conflitto.
Il percorso racconta anche la rieducazione e il reinserimento nella vita civile: dal 1916 Bologna ospitò la Casa di rieducazione professionale per mutilati di guerra, dove centinaia di uomini poterono apprendere nuove competenze e costruire un futuro possibile.
GLI ORARI
Durante gli orari di apertura della Biblioteca (martedì, mercoledì e giovedì, 10.30–13.00), i visitatori potranno osservare le teche con cartelle cliniche originali e protesi storiche.
Fonte Agenzia DIRE – www.dire.it
