Il leggendario libero rossonero combatteva da tempo con problemi di salute, dopo essere stato sottoposto nel 2025 a un intervento chirurgico per la rimozione di un nodulo polmonare
“La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del DNA e del cammino di tutto il Club. Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia tutta di Franco Baresi sono le stesse che ogni tifoso rossonero fa a sé stesso in un’ora così dura”. Lo scrive sui social la società rossonera. Aveva 66 anni.
Il leggendario libero rossonero combatteva da tempo con problemi di salute, dopo essere stato sottoposto nel 2025 a un intervento chirurgico per la rimozione di un nodulo polmonare. La sua ultima apparizione pubblica risaliva al febbraio scorso quando, in occasione della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina, aveva sfilato sul prato del ‘Giuseppe Meazza’ portando la fiaccola olimpica fianco a fianco con lo storico rivale e compagno d’azzurro Beppe Bergomi.
Dalle giovanili fino ai vertici del calcio mondiale, la sua carriera si è svolta nel segno di un’incrollabile fedeltà alla maglia rossonera di cui erediterà la fascia da capitano a 22 anni.
GLI ESORDI A TRAVAGLIATO E L’ARRIVO AL MILAN
Cresciuto nell’Unione Sportiva Oratorio di Travagliato, in provincia di Brescia, Baresi affronta giovanissimo la perdita di entrambi i genitori all’età di 14 anni. Scartato dai provini dell’Inter a causa di una corporatura ritenuta troppo esile, viene notato dal dirigente Italo Galbiati, che ne intuisce le doti tecniche e ne promuove l’ingresso nel settore giovanile del Milan nel 1974. Lì riceve il soprannome di ‘Piscinin‘, destinato ad accompagnarlo nei primi anni di carriera.
L’esordio in prima squadra arriva il 23 aprile 1978 sotto la guida di Nils Liedholm. L’anno successivo conquista da titolare lo scudetto della stella, trovando l’immediata stima di Gianni Rivera, che ne intuisce le qualità di guida sul campo. A soli ventidue anni gli viene affidata la fascia di capitano.
LE DIFFICOLTÀ, IL MONDIALE DEL 1982 E LA SVOLTA CON BERLUSCONI
Il percorso di Baresi non è privo di momenti complessi. Negli anni successivi affronta la doppia retrocessione del Milan in Serie B, intervallata da un grave problema di salute che lo tiene lontano dai campi per oltre tre mesi per una sospetta malattia del sangue. Nonostante le difficoltà societarie e le offerte di altri club, sceglie di rimanere legato alla società milanese.
Nel 1982 fa parte della spedizione azzurra guidata da Enzo Bearzot che vince il Mondiale in Spagna, ricoprendo il ruolo di alternativa a Gaetano Scirea. La svolta definitiva per la sua carriera di club arriva nel 1986 con l’acquisizione del Milan da parte di Silvio Berlusconi e l’arrivo in panchina di Arrigo Sacchi l’anno seguente.
I TRIONFI INTERNAZIONALI E LA FINALE DI PASADENA
Sotto la guida di Sacchi e successivamente di Fabio Capello, Baresi diventa il perno di una linea difensiva moderna e il punto di riferimento di una squadra capace di dominare in Italia e all’estero. Nel suo palmarès figurano sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali e tre Supercoppe europee.
Parallelamente si afferma come colonna della Nazionale. Nel Mondiale del 1994 negli Stati Uniti, dopo un infortunio al menisco subito nella fase a gironi, riesce a rientrare a tempo di record disputando da protagonista la finale contro il Brasile, persa poi ai calci di rigore.
L’ADDIO AL CAMPO E LA MAGLIA NUMERO 6 RITIRATA
Baresi conclude la carriera agonistica nel giugno del 1997, dopo aver collezionato oltre settecento presenze ufficiali con la maglia del Milan. In suo onore, la società decide di ritirare la maglia numero 6, primo caso nella storia del club rossonero.
Chiuso il capitolo da calciatore, ricopre diversi incarichi dirigenziali all’interno della società, occupandosi del settore giovanile e assumendo la carica di vicepresidente d’onore, salvo una breve parentesi nel 2002 come direttore tecnico del Fulham.
Fonte Agenzia DIRE – www.dire.it
