CULTURA – “Tutte le strade portano a Roma”: ecco la prima mappa digitale completa delle strade dell’Impero

Il progetto Itiner-e, pubblicato su Scientific Data del gruppo Nature, ha ricostruito quasi 300mila chilometri di strade dell’Impero Romano

ROMA – Il progetto Itiner-e, pubblicato su Scientific Data del gruppo Nature, ha ricostruito quasi 300mila chilometri di strade dell’Impero Romano, il doppio rispetto a quanto si pensava. E ha scoperto qualcosa di sorprendente: le vie romane non erano rette come le immaginavamo, e Roma non era il centro assoluto della rete. “Tutte le strade portano a Roma” è uno dei modi di dire più famosi della storia. È vero, ma solo in parte. Perché le strade romane erano molte di più di quelle che pensavamo, andavano in direzioni che non ci aspettavamo e raccontano di un impero molto più complesso e distribuito di quello che ci hanno insegnato.

IL PROGETTO

Un team di ricercatori europei e americani coordinato da Pau de Soto dell’Universitat Autònoma de Barcelona ha creato Itiner-e, la prima mappa digitale completa delle strade dell’Impero Romano, pubblicata su Scientific Data del gruppo Nature. Il risultato è una mappa interattiva e consultabile online che copre l’intera rete viaria imperiale al suo apice, dal Nord Africa alla Britannia, dalla penisola iberica al Medio Oriente.

I NUMERI CHE CAMBIANO TUTTO

La nuova mappa ha stimato la posizione di 299.171 km di strade, contro i 188.555 finora ipotizzati. Quasi il doppio. Il motivo dell’aumento? I ricercatori hanno dato molta più attenzione alle zone della penisola iberica, della Grecia e del Nord Africa, prima poco esplorate. Ma soprattutto hanno fatto una cosa che sembra ovvia ma non era mai stata fatta davvero: hanno adattato le strade ipotizzate alle realtà fisiche delle diverse zone, permettendo ad esempio a una strada di montagna di attraversare effettivamente le cime e non “tagliare” in linea retta.

L’IDEA SBAGLIATA SULLE STRADE DRITTE

Nella nostra immaginazione, le strade romane sono perfettamente rette, come frecce che attraversano il paesaggio. È l’immagine che ci hanno tramandato i libri di storia. La realtà era molto più organica: le vie si adattavano al terreno, aggiravano le montagne, seguivano i corsi d’acqua. Come ha spiegato l’archeologo Tom Brughmans, la definizione di “strada romana” è stata fin troppo rigida in passato. Per secoli si è dato spazio solo alle grandi strade lastricate, ma la realtà era molto più organica, adattata al terreno e alle esigenze locali.

ROMA NON ERA IL CENTRO DI TUTTO

L’altra scoperta sorprendente riguarda la centralità di Roma. La rete viaria dell’Impero era così estesa e capillare, con centinaia di migliaia di chilometri di strade secondarie oltre a quelle principali, che Roma era sì un nodo fondamentale, ma non l’unico fulcro attorno a cui girava tutto. Città come Cartagine, Lione, Alessandria d’Egitto e Londinium avevano reti locali dense e autonome, capaci di funzionare indipendentemente dalla capitale.

COME HANNO TROVATO LE STRADE PERDUTE

I ricercatori hanno combinato fonti storiche, dati topografici, immagini aeree, vecchie carte militari e persino satelliti della Guerra Fredda. E quando le strade non c’erano più fisicamente, hanno cercato i “fantasmi” delle vie perdute: linee appena visibili nei campi, divisioni geometriche del terreno che ancora oggi ricalcano l’antica centuriazione romana. Hanno persino trovato strade nascoste sotto i laghi artificiali delle dighe, visibili solo grazie a fotografie satellitari storiche.

IL MARGINE DI INCERTEZZA

La posizione precisa delle strade non è totalmente certa nel 97,3% dei casi e del tutto frutto di ipotesi nel 7,4%. Ma questo non sminuisce il lavoro anzi, è la prova di quanto fosse frammentata la conoscenza precedente. Una mappa imperfetta che sa di essere imperfetta vale molto più di una mappa sicura che sbaglia.

Fonte Agenzia DIRE – www.dire.it

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